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Istruzione: quando digitale è meglio!


La scuola pubblica italiana è messa maluccio, questo è vero, ma se per un attimo volessimo ragionare come se in futuro esistesse ancora, questo futuro non potrebbe che essere legato al mondo dell'informatica.
Ma, attenzione! Quando dico che deve essere legato, intendo dire che dobbiamo andare ben oltre alle "lavagne elettroniche", che qualche tempo fà erano state assegnate ad alcune scuole per ravvivare la situazione in classe, e andare ben oltre a quelle poche ore di utilizzo del computer in laboratori semi-fatiscenti, che si trasformano immancabilmente in colossali partite a campo minato e a pinball.

A pochi giorni dall'inizio della scuola, si vedono in tutte le cartolibrerie file di genitori intenti ad acquistare i tanti volumi sui quali i loro pargoli dovranno studiare: dei tomi che ti mettono impressione, veri e propri mattoni, pagati a peso d'oro.
Di certo saprete che pur essendo state compilate delle apposite tabelle che indicano il tetto di spesa massima dei libri per ogni anno scolastico, questi limiti non vengono mai rispettati.
Inoltre, non si è quasi mai visto un genitore che riesca a risparmiare due soldi trovando i libri indicati dalla scuola nel mercato dell'usato: le case editrici revisionano leggermente i loro libri, gli cambiano il titolo, ci schiaffano l'etichetta "Nuova edizione", e a scuola sono ben lesti ad adottare il nuovo testo, così è difficilissimo non essere obbligati a comprarlo nuovo.

Ma non sarebbe ora di smettere di speculare in questa maniera sulle tasche dei poveri genitori, che hanno avuto la splendida idea di mettere al mondo una nuova vita, e poi si ritrovano derubati ogni anno?
Dato che probabilmente nessuno riuscirà a trovare granchè di nuovo sulla scoperta dell'America, oppure su come si calcola l'area del triangolo, e dato che non credo Foscolo o Leopardi scriveranno qualcos'altro, per quale ragione non è possibile adottare un testo, e tenerlo per anni e anni, così da evitare il bagno di sangue che regolarmente avviene ad inizio settembre, quando è ora di comprare i libri per la scuola?
Direte voi che sono necessarie revisioni del testo per correggere gli errori, per spiegare meglio dei concetti, ecc ecc.
Benissimo, e allora facciamo largo alla condivisione delle informazioni e all'informatica!

Chi di voi ha usato Wikipedia? Tutti suppongo, quindi eviterò spiegazioni inutili.
Wikipedia è l'esempio lampante di come l'unione di tante persone, di volontari, riesca a creare qualcosa di maestoso, preciso e di facile fruizione: uno scrive il testo a riguardo di un argomento, un altro che magari ne sà di più revisiona il suo testo, poi arriva il primo esperto mondiale per quell'argomento e completa l'opera, così da ottenere, gratuitamente, un'informazione precisa e semplice.
Applicando il concetto di Wikipedia, fruizione libera di contenuti revisionati regolarmente dagli utenti, si potrebbe andare a creare una serie di testi scolastici gratuiti e tenuti sempre aggiornati, così da scavalcare quei ladri delle case editrici. Ovviamente, dato che stiamo parlando di istruzione e non di un'enciclopedia, i testi dovranno essere prima letti e approvati da apposite commissioni, che ne valuteranno la bontà, e indicheranno i punti del testo da cambiare; i revisori, appronteranno le correzioni, e alla fine del ciclo di produzione avremo un testo da dare in pasto alle voraci menti dei bambini. Più revisori, anche volontari, ci saranno a leggere e a modificare i testi, minore sarà la possibilità che il testo sia fazioso, di parte, non corretto o non fedele alla realtà, o peggio, che possa essere utilizzato per indottrinare i nostri figli contro quella certa popolazione mondiale, contro quel colore della pelle, o contro questo o quello schieramento politico.

Ovviamente oltre che liberarci delle case editrici, dovremo liberarci anche della carta: siamo nel 2009, persino gli egizi utilizzavano la carta di papiro come principale supporto per la scrittura, non sarà mica ora di un cambiamento?
Esistono in commercio decine di modelli di NetBook, piccoli e leggeri computer portatili (e uno lo sto usando ora per scrivere questo post), dal costo molto basso (dai 200€ in su), ideali per le fragili ossicine dei bambini, da anni piegati sotto il peso criminale dei libri.
La futura cartella di un bambino dovrà essere composta da 1 NetBook, 1 quaderno e 1 matita. Fine.
Nel suo computerino il pargolo si porterà tutti i suoi libri, avrà i suoi compiti, i suoi appunti, tutti i suoi disegni,  
Lo schermo del NetBook sarà touch screen, sarà interconnesso alla rete scolastica e ci si visionerà i contenuti multimediali utili per spiegare la lezione del giorno.
Esistono già oggi modelli di computer portatili appositamente studiati per resistere a quella simpatica carica di energia che è il bambino: computer con strutture anti-urto, resistenti ai liquidi (caso classico, il succo di frutta che cade sul banco) e dotati di software Open Source libero e gratuito, così da rendere facile e conveniente il loro utilizzo.
Il concetto di Open Source è importante: a differenza del principale sistema "commerciale", ovvero di Microsoft Windows, il sistema operativo Open Source (più comunemente conosciuto come Linux) è gratuito (e per le nostre deturpate tasche questo è molto buono), è di semplice utilizzo, ci sono un'infinità di applicazioni per tutti i gusti liberamente scaricabili da Internet, e per di più è praticamente immune da tutti i Virus informatici che girano per la rete; direi che meglio di così non si può pretendere!

"E, ma dopo, chissà quei bambini cosa ci faranno con i computer sul banco, di certo non staranno a sentire l'insegnante...", qualcuno potrebbe obbiettare; certo, potrebbe anche essere che invece di stare a sentire l'insegnante il bambino si possa gingillare con il suo computer, o magari invece potrebbe guardare la sua compagna di banco di cui è tanto innamorato, oppure potrebbe scaccolarsi, oppure potrebbe guardare fuori dalla finestra. Suvvia! I bambini sono bambini e i ragazzi sono ragazzi, non hanno quasi mai ascoltato per più di 10 minuti di fila quella palla dell'insegnante, con il suo bla bla bla bla bla.
Se invece l'insegnante facesse vedere sui loro computer tramite un video in streaming, una ricostruzione storica su come sia avvenuta la battaglia di Maratona, o su come funziona il sistema solare e l'origine delle stelle, o su questo o quell'argomento, siete fiduciosi sul fatto che lo studente pianterà i suoi occhi sullo schermo?

Siamo in Italia, me ne rendo conto, e nulla di tutto ciò potrà essere fatto nell'immediato futuro. Chi comanda ha troppi interessi nello spennamento del pollo/consumatore, il mantenimento dello status quo fà comodo un po a tutti, e di certo non siamo famosi per il nostro coraggio nell'intraprendere strade nuove e inesplorate.

Però, se solo per un momento pensaste a cosa si potrebbe fare, con gli strumenti a disposizione OGGI: velocizzare l'istruzione, far risparmiare tanti soldi alle famiglie, aiutare quei bambini che per un motivo o per l'altro non possono essere presenti in classe (se tutto passasse tramite il PC, nulla impedirebbe a questi bambini di ricevere la spiegazione del giorno e i compiti assegnati dall'insegnante, tramite la rete), alleggerire le cartelle dei nostri bambini, stimolare la loro fantasia, ma anche, condividere con le altre scuole i progetti fatti durante l'anno, condividere esperienze e informazioni, aiutarsi a vicenda, liberarci dall'obbligo di acquistare libri nuovi ogni anno, liberarci dall'obbligo di spendere mezzo stipendio per permettere ai nostri figli di studiare un altro anno. Si potrebbe fare, basterebbe farlo!

Ogni tanto ripenso alla frase "Cambiare tutto per non cambiare niente": se mai arriveremo alla digitalizzazione dell'istruzione, mi auguro che sia finalmente a servizio delle famiglie, e non al servizio dei soliti noti che ci hanno chiesto il sangue in questi anni; se dovessero cambiare tutto per lasciare tutto come è adesso, allora avremmo perso una grandissima occasione per agganciare il terzo millennio.

Luca Nicolini

Pubblicato il 5/9/2009 alle 11.3 nella rubrica diario.

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