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In Africa risuona un vecchio disco

Si può dire che ultimamente l'Africa e gli africani non abbiano passato una gran periodo: pochi media parlano dei loro innumerevoli problemi (fame, malattie, AIDS, ecc..), la sua popolazione che tenta di emigrare in Europa in cerca di una vita dignitosa nel migliore dei casi finisce nei CIE (o CPT, o quello che è), nel peggiore finisce per sfamare i pesci, l'Africa è il continente con il maggior numero di guerre "dimenticate", e insomma non si può dire che la vita in certe zone del continente nero sia delle più serene.

In aggiunta a tutte queste brutte cose (o all'origine?) non c'è dubbio che sia tornato di moda il vecchio disco del colonialismo, e questa volta a farlo suonare è la Cina, la nazione-locusta più spregiudicata al mondo.
Negli ultimi 10-15 anni il volume degli affari cinesi in Africa è aumentato a dismisura, e dopo aver sorpassato Inghilterra e Francia punta a superare pure gli Stati Uniti, diventando il principale punto di riferimento politico/economico per l'intero continente.

Il fine ultimo di questo nuovo colonialismo è facile da immaginare: una nazione con oltre 1 miliardo di abitanti ha una enorme fame di risorse (legno, petrolio, rame, oro, ecc), e se non riesce a soddisfare questi bisogni "in loco" sul proprio territorio, non si fà scrupoli di prendere baracca e burattini e di trasferirsi dove queste risorse sono ancora presenti, in Africa appunto.
Ed effettivamente è quello che sta facendo: le aziende cinesi impiantano nel continente Aficano tutto il personale "istruito", ingegneri, idraulici, muratori, operai specializzati, mentre lasciano per gli africani (molto spesso bambini) i lavori degradanti e pericolosi, con sicurezza zero e stipendio rasente a zero; questo comportamento è tremendo, ed è un macigno enorme sul futuro degli africani: se i giovani non studiano, non imparano un mestiere, ma vengono messi a scavare a mani nude sotto terra per estrarre rame, quale futuro potranno mai avere?

E come se non bastasse, è un dato di fatto che la Cina ponga al primo posto il business, e poi tutto il resto: ne è la prova lo schifoso comportamento adottato qualche tempo fa in sede ONU, quando si discuteva sull'opportunità dell'invio di caschi blu per la creazione di una forza di interposizione in Darfur, una terra rossa del sangue di migliaia di vittime civili innocenti, e su altre misure dissuasive contro il Sudan (embargo e sanzioni economiche); ebbene, la Cina si oppose fermamente, perchè proprio dal Sudan aveva ottenuto la possibilità di sfruttare i suoi enormi giacimenti petroliferi, in cambio della difesa del regime di Karthoum all'ONU.

Ci stiamo chiedendo come mai sempre più disperati partono dall'Africa cercando una vita migliore qui da noi? Siamo così ottusi da non capire cosa sta succedendo laggiù, accettando come una "consuetudine" l'esodo verso nord di esseri umani?
Non c'è un solo problema in Africa, ma una serie di problemi; e poi ci sono i problemi più grossi, e il colonialismo cinese (ma anche quello americano è ben piantato), con la sua enorme influenza non solo sull'economia, ma anche nella politica e nella società di molti stati africani, è una seria minaccia per una indipendenza che gli africani attendono da tanto tempo: senza possibilità di decidere del proprio futuro, avremo ancora per tanto tempo un'Africa incapace di reggersi sulle proprie gambe e che pur avendo un enorme potenziale umano/naturale, non lo può sfruttare appieno, dovendo sempre prima rendere conto a qualcuno.
Ed è ovvio che questo qualcuno non metterà mai al primo posto il bene dei figli d'Africa.

Pubblicato il 9/9/2009 alle 21.3 nella rubrica diario.

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